Carissimi Amici,
Vi mando il testo del mio intervento di domani sera 3 settembre per la Commemorazione delle vittime dell'atto terroristico di Beslan
Grazie per il Vostro lavoro
Ennio Bordato
IN RICORDO DI BESLAN
NO! NESSUN DOLORE AL MONDO E’ PIU’ FORTE DI QUESTO
No, nessun dolore al mondo è più forte di questo. Nessun bambino, nessun adulto deve dimenticare questo giorno ed ognuno, andando alla “Festa dell’inizio del nuovo anno scolastico” dovrà riflettere e pensare a questi bambini ed ai loro genitori …
Beslan è la Patria di tutte le lacrime delle Madri della Terra.
Dal 3 settembre 2004 Beslan è divenuto sinonimo di eterno dolore non placato dalla solidarietà e dalla condivisione. Una piccola cittadina che, suo malgrado, è divenuta simbolo di coraggio, tenacia, immenso dolore, sofferenza senza fine.
Ma se al suono di parole quali Auschwitz, Buchenwald, My Lai, Marzabotto l’umanità di ferma in silenzio e ricorda, perché Beslan ancora non riesce ad indurre alla compassione ed al ricordo ?
Beslan come il villaggio bielorusso di Chatyn’, come Buchenwald, Auschwitz: nei secoli a venire.
E l’immensità del dolore provocato e provato a Beslan non può essere riempito dal suono di nessuna parola. Non c’è nella lingua italiana, nella lingua russa, in osseto ed in ogni altra lingua del mondo un termine che possa tradurre in un suono questo immenso, orrendo dolore.
Dolore collettivo, dolore di un popolo intero, di una intera nazione. Un dolore che toglie il respiro ed annienta.
Beslan è il cuore ferito dell’Umanità. E quelle ferite non sono ancora guarite — difficilmente guariranno — ma l'eco della tragedia dei bambini, simile forse solo a quella di Erode e come quella di Erode concepita per distruggere il futuro, si sente ancora nel suono, cupo e mai smesso, delle lacrime delle mamme ossete e delle donne di tutto il mondo. Ma anche dei padri che non hanno smesso di cercare la verità.
Ma Beslan è scomparsa dalle labbra e dalla penna dei nostri giornalisti che ormai hanno scelto di abdicare alla loro professione: informare correttamente sulle cose del mondo perché si prenda coscienza dal dolore altrui ed imparare dalla memoria a non ripeterlo.
Che si ricordino, tutti e per sempre, del terrore dei bambini ammassati nel Lager della palestra della scuola, del loro pianto sommesso e taciuto dalle grida degli Erode venuti dai paesi vicini e pagati dai Paesi lontani, della loro violenza sulle bambine, sulle loro mamme, sulle loro nonne. Che si ricordino, tutti e per sempre, della loro sete che ancora induce i sopravissuti a portarsi appresso dell’acqua.
Che si ricordino, tutti e per sempre, il terrore vissuto dalle loro madri e dai loro padri, la pazzia dei loro nonni e delle loro nonne impotenti a salvarli.
Oggi abbiamo chiesto di porre Beslan al centro dei nostri pensieri. E l’attenzione che vogliamo esprimere qui – oggi – alla presenza di Maria Dolens come quattro anni fa grazie alla sensibilità della Fondazione, della Città e della Comunità trentina tutta, serva a con-dividere con Beslan, con il popolo osseto il loro ricordo, il loro dolore assoluto. E l’immensità di questo dolore ha di nuovo stordito un popolo intero e lo ha fatto vacillare un’altra volta, quando l’immensa barbarie di un infimo avventuriero georgiano ha scatenato una nuova strage del popolo osseto nell’agosto del 2008.
Il Trentino e la Città della Pace di Rovereto rappresentano per l’Ossezia e per il popolo osseto la con-divisione, la solidarietà vera, disinteressata, concreta. La mano che per primi porgemmo loro pone il Trentino e, grazie a questo l’Italia, al centro della loro memoria.
Ciò grazie all’intelligenza politica della Giunta provinciale ed al lavoro della nostra Associazione che a Trento ed in Ossezia — in rappresentanza dell’intera comunità trentina – dal 2004 opera sostenendo psicologicamente i bambini e la popolazione ex ostaggio della Scuola n. 1.
Una presenza unica al mondo che ha intessuto relazioni positive e durature con la popolazione locale e le Istituzioni. Che ha saputo aiutare ad uscire dalla solitudine, dalla rabbia, dal dolore senza speranza grazie allo straordinario, complesso, difficile lavoro della Dottoresse Sara Scrimin, Ughetta Moscardino e Fabia Capello dell’Università di Padova che con la loro umanità, scienza e coscienza hanno dotato le psicologhe locali, le insegnanti, le famiglie ed i bambini di Beslan di strumenti in grado di comprendere e gestire le pesanti dinamiche psicofisiche derivate da un tale devastante evento.
Il Trentino è riuscito ad indicare a Beslan una rotta da seguire con il suo grande cuore, con la sua fede nell’Uomo ferito, violentato, squarciato al quale si può offrire aiuto, sostegno e guarigione.
Lo abbiamo fatto con un assoluto rispetto per l’antichissima cultura osseta, così distante dalla nostra, riuscendo a farci ascoltare, capire e rispettare valorizzando il lavoro di tutti quelli che hanno contribuito alla buona riuscita del progetto.
In Ossezia del Nord — Alania abbiamo piantato un Kurgan, un tumulo funerario espressione di una “pietas” antica rivolta al culto dei morti che i nomadi sciti (gli antichissimi abitanti delle steppe euroasiatiche e diretti antenati degli Osseti) ci hanno tramandato. Un Kurgan a memoria della solidarietà trentina.
Beslan si ricorda di noi ogni giorno. Non lasciamo solo il popolo osseto. Non lasciamo sola la comunità di Beslan.
Eterna Memoria,
Вечная память !
æнустæм рох нæ уызыстут!
Rovereto, Campana dei caduti 3 settembre 2009
visitate
www.aiutateciasalvareibambini.org
grazie
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