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La NATO abbatte la libertà di parola

4.07.2012, 21:44
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Foto: EPA
Foto: EPA

I paesi della NATO conducono una guerra d'informazione con la Siria ed annullano fisicamente i giornalisti siriani.

È sicuro di questo il giornalista francese e direttore del portale d'informazione online «Voltaire», Thierry Meyssan, che ha rilasciato un'intervista a «La Voce della Russia».

«Stati Uniti e NATO dirigono sistematicamente la distruzione di mass media scomodi. Proprio loro, avidi difensori della libertà di parola. Questo è già avvenuto in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e Libia».

Negli ultimi mesi, la CIA ha creato dei canali televisivi per camuffare il segnale di canali nazionali siriani. Sono state create negli studi grafici fotografie fittizie destinate a demoralizzare completamente la popolazione del paese, ha riferito il giornalista.

“La frode è stata scoperta e le informazioni sono passate su centinaia di siti e mezzi di comunicazione di massa. In definitiva, la compagnia addetta alle connessioni satellitari MilSat si è rifiutata di spegnere i canali siriani dal satellite, mentre la Lega dei paesi arabi è stata obbligata a rinunciare alle proprie attività contemporaneamente all'operatore ARABSAT”.

Allo stesso tempo, il Capo del Ministero degli Affari Esteri, Sergej Lavrov, ha inserito nell'agenda dei lavori del gruppo per i legami con la Siria la questione del rigetto di una guerra d'informazioni da parte dei protagonisti della scontro.

«La NATO ha deciso di vendicarsi — afferma Thierry Meyssan — sono state inviate forze speciali contro la stazione televisiva siriana situata a qualche chilometro da Damasco. Là c'erano in tutto quattro guardie. Illuminati da dispositivi ad infrarossi, gli agenti sono entrati nell'edificio, hanno ucciso i guardiani e fatto fuori sul posto tre conduttori. Dopodiché l'edificio è stato fatto saltare in aria. Ecco come da vent'anni la NATO e gli Stati Uniti mantengono la loro tattica. Le stesse persone si ergono a difensori della libertà di parola. Il mondo è stato messo sotto sopra! I giornalisti non riescono più a lavorare! Se un Paese non rispetta adeguate misure di autodifesa, allora ognuno di noi è in pericolo».

71 giornalisti sono morti nel mondo nei primi sei mesi di quest'anno. Si parla di questo nella relazione della ONG «Press emblem campaign», con base a Ginevra. Questo valore è di un terzo più grande rispetto agli indicatori degli anni scorsi. Il primo posto nella triste lista è occupato dalla Siria. Dall'inizio dell'anno sono stati uccisi venti giornalisti.

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